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L’articolo di Katia Caravello richiama l’attività svolta nel 2025 a Bologna, a favore di ragazzi e giovani adulti con disabilità complesse, e delle loro famiglie. Sono stati realizzati laboratori espressivi e laboratori finalizzati al rafforzamento dell’autonomia personale, mentre per i genitori si sono svolti incontri di gruppo per scambio di esperienze ed elaborazione dei vissuti emotivi. 

 

Faccio parte, in qualità di psicoterapeuta, dell’equipe del progetto “Autonomie possibili” di Bologna dal 2024 e da settembre dello scorso anno mi è stato affidato il ruolo di coordinatrice. In questo arco di tempo, insieme ai minori ed ai giovani adulti con disabilità complessa, anche l’equipe sta crescendo e di pari passo il progetto si sta evolvendo per rispondere alle reali esigenze delle persone a cui è rivolto.

Il progetto coinvolge circa 11 bambini e ragazzi con disabilità complessa in presenza di minorazione aggiuntiva, con le rispettive famiglie e un’equipe multidisciplinare comprendente, oltre alla mia, le seguenti figure: professioniste in terapie espressive (arteterapia, musicoterapia e danza-movimentoterapia), istruttori di Orientamento Mobilità e Autonomia Personale (OMAP) e educatrici.

Fino ad ora il cuore del progetto sono stati i laboratori di gruppo di arte, musica e danza-movimento terapia, a cui si affiancano i laboratori e gli interventi individuali di OMAP.

Attraverso i linguaggi dell’arte, della musica e della danza si stimola nei partecipanti l’autodeterminazione e la competenza relazionale. Sfruttando i sensi vicarianti, le terapie artistiche, infatti, facilitano l'apprendimento delle dinamiche di gruppo e il consolidamento delle autonomie quotidiane.

Questo lavoro è stato integrato dal contributo degli istruttori di Orientamento, Mobilità e Autonomia Personale (OMAP). Il loro apporto in fase di progettazione ha permesso di calibrare gli interventi per ridurre eventuali comportamenti disfunzionali, sollecitare l'iniziativa dei ragazzi e implementare nuove competenze anche in contesti collettivi. Lo sviluppo delle autonomie è stato inoltre promosso durante i momenti trasversali dei laboratori di gruppo in cui era presente un istruttore OMAP: in particolare la gestione della merenda (dalla pianificazione alla spesa, fino all’organizzazione) ha rappresentato
un’occasione concreta per potenziare le capacità decisionali e relazionali in situazioni di vita quotidiana.

Il quadro delle attività rivolte ai figli si completa con il campus residenziale, che nel 2025 si è tenuto a Riolo Terme dal 29 agosto al 2 settembre: bambini e ragazzi in queste giornate sono stati impegnati in attività orientate alla scoperta ed alla conoscenza del territorio e degli ambienti urbani (ad es. panettiere, salone di parrucchiere ecc.). In generale le attività, comprese quelle realizzate all’interno del complesso alberghiero, hanno puntato sullo sviluppo dell’autonomia e della capacità di orientamento.

Come già anticipato, le attività del progetto non sono rivolte solo ai bambini ed ai ragazzi con disabilità, ma anche alle loro famiglie: quest’ultime sono invitate (e quasi tutte accettano) a partecipare a dei laboratori di gruppo facilitati da me: in questi incontri, a frequenza mensile, si alternano attivazioni pratiche ed esperienziali a momenti di scambio  di confronto di esperienze di vita. L’obiettivo principale è offrire ai genitori un ambiente protetto dove rielaborare il proprio vissuto emotivo con il sostegno di un professionista. Parallelamente, si mira a promuovere una rete tra famiglie che favorisca il supporto reciproco: un confronto alla pari che ritengo prezioso e, in contesti simili, assolutamente indispensabile.

Attraverso il progetto “Autonomie possibili”, i suoi promotori (oltre al MAC, l’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza e la Casa di lavoro donne cieche, istituzioni presenti sul territorio di Bologna, si propongono di favorire una corretta conoscenza della realtà della disabilità visiva, e di quella complessa in particolare, tra gli operatori che a vario titolo sono impegnati in questo ambito (insegnanti di sostegno e curriculari, educatori, personale sociale e sanitario). A tal fine, tra le attività progettuali sono inserite anche la realizzazione di un convegno (nel 2025 il tema trattato è stato quello della disabilità visiva in età
anziana, nel 2026 sarà quello del progetto di vita) e di un corso di formazione realizzato in collaborazione con la Fondazione Lega del Filo d’Oro. Entrambe queste iniziative hanno suscitato grande interesse e coinvolto un numero significativo di persone, costituendo delle opportunità di formazione ed informazione di qualità.

Per il futuro, partendo dall'analisi dell'attuale andamento del progetto, si sta valutando un ripensamento dell’organizzazione delle attività rivolte a bambini e ragazzi, ponendo al centro la sperimentazione diretta e lo sviluppo di abilità concrete, manuali, relazionali ed emotive, spendibili nella vita quotidiana e, in prospettiva, nei contesti socio-occupazionali. Il fine è quello di impegnare i partecipanti in attività in cui possano costruire, attivare e consolidare autonomie attraverso la gestione diretta di spazi, tempi, materiali e relazioni, assumendo un ruolo attivo all’interno del contesto.


*Katia Caravello Psicologa-Psicoterapeuta. Coordinatrice del progetto “Autonomie possibili”, città metropolitana di Bologna.

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