L’articolo di Elena D’Elia, assistente sociale della fondazione, descrive il percorso con cui, partendo dal supporto individualizzato alle famiglie con minori con disabilità, si è costruito un intervento di gruppo per i genitori, aventi i figli in fasi di vita diverse, finalizzato alla condivisione di esperienze e bisogni. Anche la realizzazione di attività pratico-ludiche ha facilitato la comunicazione, con il risultato di un rafforzamento delle identità personali.
Nel mese di gennaio 2025 ha inizio la mia collaborazione con la Fondazione MAC Insieme, in qualità di assistente sociale. Dopo un periodo iniziale di conoscenza e approfondimento delle attività della fondazione, nonché delle sue esperienze nel tessuto sociale di Salerno e provincia, sono state avviate le attività concrete di supporto. Il mio lavoro ha coinvolto un ampio ventaglio di famiglie, alcune già seguite dalla fondazione e altre nuove, per le quali sono stati attivati progetti individualizzati di aiuto e sostegno. La creazione di un rapporto di fiducia iniziale con le famiglie è stata la base per sviluppare una successiva fase di collaborazione, che ha consentito la costruzione di interventi concreti e personalizzati.
La mia figura professionale all’interno dell’equipe della Fondazione ha permesso di adottare un approccio più ampio alla disabilità. L’attenzione non è stata centrata esclusivamente sulla singola famiglia o sulla persona con disabilità, ma si è estesa a una rete più vasta, comprendente la famiglia, la scuola, le risorse territoriali e le istituzioni locali. L’obiettivo è stato favorire la collaborazione tra i vari attori del territorio, migliorando l’integrazione e l’efficacia degli interventi, gestendo le problematiche della famiglia e del singolo in modo contestuale alle risorse disponibili.
Nel corso di questi mesi sono stati attivati diversi interventi finalizzati alla promozione delle potenzialità individuali e collettive, tra cui la realizzazione di laboratori da me seguiti in qualità di assistente sociale. Questi laboratori sono nati con l’obiettivo di offrire alle famiglie, e in particolare ai genitori, uno spazio di incontro e aggregazione. In una fase iniziale, gli incontri hanno rappresentato principalmente un’occasione di socializzazione, finalizzata a favorire la conoscenza reciproca e a creare un clima accogliente, informale e non giudicante, in grado di sostenere la partecipazione.
Progressivamente, anche sulla base dei bisogni emersi e delle dinamiche osservate, i laboratori hanno assunto una funzione più approfondita, trasformandosi in uno spazio di condivisione e riflessione. I partecipanti hanno avuto la possibilità di raccontare esperienze, difficoltà e vissuti legati alla genitorialità, sentendosi ascoltati e sostenuti all’interno di un contesto di fiducia. Questo ha favorito uno scambio autentico di esperienze e strategie educative, valorizzando le risorse personali presenti nel gruppo.
All’interno del percorso si sono inserite le attività di tipo pratico, come il laboratorio natalizio dedicato alla realizzazione di un centrotavola. La manipolazione dei materiali e il lavoro manuale hanno offerto ai partecipanti un’occasione concreta per mettersi in gioco in modo creativo, facilitando l’interazione e la comunicazione spontanea. L’attività pratica ha svolto una funzione di mediazione, rendendo più naturale il dialogo e la collaborazione tra i genitori. Il lavoro manuale non si è limitato alla realizzazione dell’oggetto, ma ha accompagnato il processo di costruzione del gruppo: il “fare insieme” ha favorito la nascita di relazioni, creando uno spazio informale di confronto e rafforzando il senso di appartenenza tra i partecipanti.
Parallelamente alla dimensione individuale, gli incontri hanno promosso la costruzione di una dimensione gruppale, intesa come risorsa centrale nel lavoro sociale. L’obiettivo è stato favorire la nascita di un gruppo di genitori consapevole delle proprie potenzialità, in cui ciascun membro potesse contribuire attivamente a un percorso condiviso di crescita, non solo personale ma anche collettiva. Il gruppo è stato quindi valorizzato come spazio relazionale e comunitario, capace di generare sostegno reciproco e nuove risorse.
Un aspetto particolarmente significativo emerso nel corso del percorso riguarda la composizione eterogenea del gruppo, formato da genitori con figli di età differenti, dai bambini agli adulti. Questa varietà ha rappresentato una risorsa, permettendo un confronto tra diverse fasi del ciclo di vita. Le esperienze passate, le difficoltà presenti e le prospettive future si sono intrecciate, favorendo una riflessione condivisa e un apprendimento reciproco. Il dialogo tra generazioni ha stimolato nei partecipanti una maggiore consapevolezza dei percorsi evolutivi e delle trasformazioni legate al ruolo genitoriale.
Un ulteriore elemento di rilievo è stato il riconoscimento della soggettività dei partecipanti, oltre al ruolo di genitori. Attraverso modalità di conduzione intenzionali ma informali, è stato dato spazio non solo ai temi educativi, ma anche alle identità personali. I partecipanti hanno potuto raccontarsi come persone, donne e uomini con storie di vita differenti, lavoratori, sportivi, individui portatori di interessi, competenze ed esperienze che vanno oltre la genitorialità.
Questo approccio ha contribuito a restituire una visione più ampia e integrata della persona, favorendo il riconoscimento reciproco, il rafforzamento dell’autostima e una partecipazione più autentica. Il gruppo si è così configurato come uno spazio capace di accogliere la complessità delle storie individuali, sostenendo il benessere personale e relazionale dei suoi membri.
In qualità di assistente sociale, il mio ruolo è stato quello di accompagnare e facilitare tali processi, valorizzando il gruppo come strumento di empowerment e di lavoro di comunità. L’intervento si è orientato non solo al sostegno del singolo, ma anche alla promozione di una crescita collettiva, capace di generare relazioni significative, partecipazione attiva e reti di supporto nel tempo.
I risultati positivi dei laboratori indicano la possibilità di continuare a realizzare attività simili, ponendo attenzione alle esigenze emergenti della comunità e rafforzando la vicinanza dei servizi alle persone.
Elena D’Elia